lunedì 17 Giugno 2019
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Bellabarba e PlayDx: il NON radioascolto italiano

Di Bellabarba e delle sue prodezze si parla da qualche tempo – tempo che, ormai, si misura in decenni.

Per chi ancora non fosse al corrente della cosa, ricorderò che i signori Bellabarba da Bologna (padre e figlio, una dinastia) sono dediti a uno strano hobby: scrivono a tutte le stazioni radio del mondo affermando di averle ascoltate, allegando un rapporto di ricezione ‘di fantasia’ e chiedendo la conferma sotto forma di cartolina QSL o lettera. Una pratica, evidentemente, da veri mentecatti – che però trova riscontro nelle risposte che il personale delle stazioni, a volte in buona fede e a volte per pura ignoranza, invia a Bologna incrementando quel monumento alla demenza costituito dalla Collezione Bellabarba: si parla, pare, di più di trentamila ‘pezzi’, tutti accuratamente catalogati in dozzine di album.

Agli occhi di uno psichiatra, la cosa – credo – presenterebbe un certo interesse. Ma i misteri della psiche umana sono impenetrabili e sembra anche che ci sia gente che prova piacere nello sparare ai fringuelli allo scopo di ucciderli; per cui il collezionismo perverso di Bellabarba non meraviglia più di tanto.

Per un DXer, invece, quella di Bellabarba è una vera e propria carognata. Il falso in rapporto d’ascolto, nel DXing, è considerato un crimine assolutamente ripugnante senza alcuna possibilità di depenalizzazione.
Ed è giusto, naturalmente: per chi trova soddisfazione nel ricevere una conferma di una stazione radio, magari difficile da ricevere, sentirsi rispondere ‘grazie, avevamo già ricevuto un rapporto dal signor Bellabarba’ risulta quanto mai sgradevole.
Senza contare il fatto che la maggior parte dei responsabili delle emittenti, leggendo i ridicoli ‘rapporti’ di Bellabarba, è portata a pensare che i DXer siano dei perfetti cretini con parecchie rotelle fuori posto; di conseguenza perché rispondere agli eventuali rapporti autentici e inviati in buona fede? Specialmente se il rapporto viene dall’ Italia, vero.

Tutto questo è – o dovrebbe essere – semplicemente ovvio.
Il problema dei DXer, specialmente di quelli italiani coinvolti loro malgrado in questo caso di ordinaria psicopatologia, dovrebbe essere quello di fare qualcosa per fermare, o quanto meno screditare, attività che umiliano il radioascolto italiano agli occhi di tutto il mondo. Dissociarsi da Bellabarba e dirgli di smetterla dovrebbe essere, evidentemente, il minimo.

Non è così – almeno, non per tutti.

PlayDx, caparbiamente, continua da anni a pubblicare le ‘conferme’ del bolognese, prima definendolo ‘DXer Bellabarba’ e ultimamente introducendo il risibile concetto di ‘Bellabarba Collection’, usato per proporre ai lettori dell’asfittica fanzine gli indecorosi exploit di Bellabarba sotto una veste che forse Monferini considera, sbagliando di grosso, accettabile.

Proprio negli ultimi due mesi, alcuni DXer di fama mondiale (si parla di gente del calibro di Neil Kazaros, tanto per citare solo un nome) hanno ancora una volta sollevato la questione Bellabarba.
Il punto di partenza questa volta è stata l’apparizione in Internet, nel sito di una stazione locale statunitense a bassa potenza, dell’ennesimo riferimento a questo signore che l’avrebbe ascoltata a Bologna – quando il segnale della stazione in questione è tale da oltrepassare difficilmente i confini della contea, da qualche parte nel Midwest.
Ovviamente, ancora una volta, i DXer si sono indignati – sulle due sponde dell’ Atlantico. Sono volate parole grosse (Bellabarba è stato fra l’altro e giustamente definito ‘bastard’) e ancora una volta ci si è chiesto perché Monferini continui, sordo al buon senso e agli appelli della comunità del radioascolto mondiale, ad avvallare le sconcezze di Bellabarba.

Dissennata la reazione dell’ex DX-editor: dopo qualche insulto gratuito al ‘Faiallo people’ tanto per agitare un po’ le acque, Monferini si è prodotto in una penosa difesa della sua improponibile linea, alla quale non crede neppure lui, secondo la quale pubblicare le verifiche di Bellabarba farebbe bene al DXing perché consente di sapere i nomi dei responsabili delle stazioni. Un tentativo di arrampicata sugli specchi del tutto sconcio che ha provocato, se possibile, reazioni ancora più sdegnate. Fra cui inviti espliciti tipo ‘boycott Monferini’ che la dicono lunga sulla considerazione di cui PlayDx gode nei circoli del DXing serio a livello europeo e mondiale.

Ma perché – viene spontaneo chiedersi – Monferini è disposto a fare questo tipo di figure di cacca di fronte a tutti?
Perché mai accetta il ruolo di complice di un truffatore dichiarato, giocandosi (e perdendo) quel poco di immagine che gli era rimasta nel DXing internazionale?
Perché non si allarma quando i lettori di PlayDx sono al minimo storico, nessuno collabora, i DXers lo diffidano dall’utilizzare i loro ascolti per un log ormai ridotto a quattro scopiazzature, i club stranieri annullano gli scambi di bollettini e notizie, la lista PlayDx – ferocemente censurata – non interessa praticamente quasi a nessun DXer che si rispetti, italiano o straniero ?
Per quale assurda ragione preferisce insultare a sproposito chi tenta di farlo rinsavire, giocandosi (e perdendo) rapporti anche ventennali con persone che in tutto il mondo lo hanno – magari turandosi il naso – sostenuto nel corso degli anni?

Esistono varie ipotesi.
Una, frettolosa, liquida il tutto con un tranchant ‘è fuori di melone’.
Può essere. Ma analisti più pacati fanno notare come, nel corso degli anni, il radioascolto in quanto tale abbia assunto un ruolo sempre più insignificante nelle attività di DM, fino a scomparire completamente.
A Monferini, in effetti, non è mai interessato fare DXing in prima persona; ma prima di Internet, almeno, aveva un ruolo nella comunità del radioascolto con PlayDx e le sue famose fotocopie centrifugate. Una volta venuta meno questa funzione, ha prevalso la tendenza monferiniana al collezionismo. La Collezione Monferini, infatti, comprende alcune centinaia di migliaia di adesivi e gadget pubblicitari di stazioni radio – una roba assolutamente notevole in un ambiente nel quale i collezionisti più hardcore sono disposti a sborsare somme ragguardevoli per entrare in possesso dei pezzi più ricercati. Basta dare un’occhiata alle aste online di e-Bay per rendersene conto.

Un collezionista in fregola, lo sanno tutti, farebbe carte false per aggiudicarsi l’agognato oggetto raro.
Monferini, che con le QSL non autorizzate spedite per conto di un’ignara Radio StudioX in cambio di denaro ha dimostrato al mondo che con le carte false ha una certa dimestichezza, non avrebbe certamente problemi – sempre secondo alcuni analisti – a intrattenere cordiali rapporti con Bellabarba, fornendo indirizzi e dettagli d’ascolti (altrui) e ricevendo in cambio preziosi adesivi altrimenti introvabili. Dopo tutto, business is business: con il DXing corretto non si fa certamente il grano, mentre con il commercio di adesivi e gadget, invece, sì.

Chissà. Sia come sia, il caso Bellabarba/PlayDx non è affatto, come Monferini ha tentato di insinuare recentemente, ‘off topic e muffo’ rispetto al radioascolto.
E’ invece argomento di attualità ed è giusto che se ne parli, in Italia e fuori. I danni che Bellabarba e chi lo sostiene hanno fatto al DXing corretto in genere e a quello italiano in particolare sono notevoli. In termini sportivi, è come se ci si dovesse continuamente difendere dal diffuso sospetto di doping. Sapere che tutto è stato causato da un falsario di rapporti con turbe mentali spalleggiato da un commerciante di adesivi senza scrupoli né pudore è, francamente, deprimente per chi vive il DXing come attività sana, onesta, ricreativa e culturale.

Di fronte a questo e altri casi di italica follia applicata al radioascolto, a volte viene voglia di mandare tutto quanto all’inferno e praticare il DXing in modalità individuale, magari sostenendo – nei rapporti con gli appassionati corretti del resto del mondo – di abitare nel Canton Ticino. Con Internet, si potrebbe fare.
Ma non è proprio il caso. Occorre invece incrementare i rapporti con la grande famiglia del DXing internazionale, dimostrando che il radioascolto italiano sano esiste eccome: siamo noi e chiunque altro si accosti al mondo del DXing per amore della radio e non per collezionare conferme false, commerciare adesivi o ricoprire cariche ufficiali.

E.O.

Note:

Gli ultimi sviluppi della disgustosa vicenda Bellabarba/Monferini hanno trovato eco fra l’altro su ‘ DX Listening Digest ‘ di Glenn Hauser, una delle voci più autorevoli del DXing internazionale, e sul sito di Schoech che da anni raccoglie meticolosamente una interessante documentazione su Bellabarba.

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