martedì 22 Settembre 2020
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Svizzera: Silenzio radio sulle onde medie

Da luglio sarà spento il ripetitore AM del Ceneri che da decenni diffondeva Rete Uno in tutto il Canton Ticino e oltre
In Ticino silenzio radio sulle onde medie. A partire dal primo luglio non sarà più possibile ascoltare Rete Uno sulla banda AM, come avveniva ormai da decenni. Ieri il Consiglio federa­le ha infatti approvato la richie­sta della Srg Ssr idée suisse di spegnere il ripetitore ad onde medie del Monte Ceneri . Non vi saranno invece modifiche per quanto concerne la trasmissio­ne radio sulle frequenze ultra­corte (FM) e in digitale. Il cambiamento concernerà insomma quasi esclusivamente quei quattromila/seimila ticine­si che ancora oggi si affidano alle onde medie per ascoltare i programmi della prima rete ra­diofonica della Svizzera italia­na. Un numero tutto sommato esiguo – sottolinea Michele Ferrario, produttore generale Rsi – considerando che Rete Uno è ascoltata da circa 135mila per­sone. Ma nessuna paura: gli irri­ducibili del AM non verranno lasciati senza radio. Dovranno però “convertirsi” ad uno degli altri sistemi di ricezione dispo­nibili, prima tra tutte le onde ul­tracorte (vale a dire il sistema FM) che – assicura il responsa­bile distribuzione vettori Rtsi Nicolas Cattaneo – attualmen­te copre senza eccezioni tutto il territorio ticinese. Vi sono poi anche altre possibilità, prose­gue dal canto suo Ferrario. Ad esempio sarà possibile ascoltare la Rsi « attraverso il cavo, opzio­ne forse poco conosciuta e che non molti sfruttano. Oppure, qualora si sia in possesso di un apparec­chio di nuova generazione, sfrut­tando il Dab. O, ancora, via satel­lite e tramite internet ». In parti­colare dal portale www.rtsi.ch è possibile – oltre che ascoltare la diretta – scaricare gratuitamen­te le principali trasmissioni. E proprio il gran numero di alter­native alle onde medie ha indot­to l’Ufficio federale delle comu­nicazioni (Ufcom), prima, e il Consiglio federale, poi, a ritene­re giustificato l’abbandono della banda AM, considerata “una tecnologia ormai obsoleta”. Tra chi risentirà maggior­mente del cambiamento vi sa­ranno gli ascoltatori esteri, so­prattutto del Nord Italia. Quelli cioè che sino ad ora potevano contare sull’ampio irraggia­mento (fino a 450 chilometri di distanza) garantito dal ripetito­re del Ceneri. « Sappiamo che ef­fettivamente vi sono persone che ascoltano i nostri programmi an­che in Italia » rileva Ferrario. Per il pubblico italiano le due al­ternative valide per continuare a ricevere i programmi di Rete Uno sono quelle rappresentante dal satellite o da internet. Mezzi non forse così semplici da utiliz­zare come è una radiolina, ma d’altronde « la Ssr investe i soldi del canone anzitutto per garanti­re la copertura del territorio a­zionale ». Impossibile garantire però che da luglio nessuno in Ticino rimarrà senza radio. Nonostan­te a livello teorico in qualsiasi punto del Cantone vi sia sempre almeno un’alternativa per cap­tare le trasmissioni della radio pubblica, anche alla Ssr non si può assicurare che non vi saran­no delle eccezioni. Poche, co­munque, perché « dove non arri­va un sistema di trasmissione, dovrebbe arrivare l’altro » spiega Cattaneo. E in ogni caso il Dab dovrebbe giungere davvero ovunque. 1,5 milioni all’anno Alla base dello spegnimento del ripetitore a onde medie del Ceneri vi è soprattutto una mo­tivazione economica. Compren­sibile, sostiene il giurista del­l’Ufcom Alfons Birrer, visto che l’operazione permetterà alla Rtsi di risparmiare 1,5 milioni all’anno: « Mantenere il ripetitore per quattromila persone costereb­be la bellezza di 380 franchi al­l’anno per ognuno di questi uten­ti ». Parte di questi fondi, assicu­ra Ferrario, « saranno reinvestiti nell’affinamento delle attuali tec­nologie di trasmissione ». Con la decisione di ieri il Con­siglio federale ha pure posto le basi per la diffusione, in Svizze­ra tedesca, di un quinto canale video (SF info) sul digitale terre­stre e ha prolungato di otto mesi, sino fine giugno 2009, il termine fissato nella concessio­ne della Ssr per la presentazio­ne, da parte dell’emittente pub­blica, dei nuovi statuti. Futuro digitale Intanto in Ticino si guarda al futuro… in digitale. Per il mo­mento le emittenti (sia radio che televisive) che sfruttano questa tecnologia sono unicamente quelle della Ssr. Tuttavia l’Uf­com ha già sondato il terreno per vagliare la possibilità di aprire nuovi canali a favore (an­che) dei privati. Un po’ come in Svizzera tedesca, dove da feb­braio verrà attivata una secon­da copertura digitale gestita da una società mista controllata dalla Ssr e da investitori privati. In Ticino come altrove – riferi­sce Birrer – i limiti all’estensio­ne del numero di canali non è tanto tecnico ma economico. L’Ufcom attende quindi che gli investitori ticinesi (e italiani) si facciano avanti per reclamare più spazio nell’etere. Ma, proba­bilmente, per il momento le emittenti private sono più inte­ressate all’assegnazione delle onde ultracorte in programma per il prossimo autunno. Termina un’epoca anche per i quattromila ‘nostalgici’ (TI- PRESS)

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