mercoledì 25 Novembre 2020
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Italia-Svizzera, duello su Marconi

Il caso Salvan, nel Canton vallese, rivendica la paternità del primo esperimento e riceverà il titolo dall’ OnuLa polemica Sasso Marconi (Bologna) si ribella: «Intervenga Letta, l’ ambasciatore diserti la cerimonia»
 
MILANO – Zitta zitta, la Svizzera ci sta sfilando Guglielmo Marconi. La missione si concluderà il 26 settembre quando, alla presenza del presidente della Confederazione elvetica Pascal Couchepin e di tutti gli ambasciatori accreditati a Berna, compresa la feluca italiana, l’ Unione Internazionale delle Comunicazioni, che, detta così sembra una cosa tipo il «Club degli inventori», ma in realtà è una serissima agenzia delle Nazioni Unite, conferirà al comune elvetico di Salvan, canton Vallese, il titolo – inedito – di «Patrimonio Mondiale delle Telecomunicazioni». Questo perché, sostengono al di là delle Alpi ed è una novità assoluta che ha mandato in subbuglio il mondo scientifico, Guglielmo Marconi, il padre della telegrafia senza fili, compì i primi esperimenti di radiotrasmissione nel 1895 proprio a Salvan e non in Italia come i documenti storici sostengono. La prova? Una sola: un’ intervista rilasciata 40 anni fa alla radio della Svizzera romanda da un testimone che sosteneva di aver aiutato Marconi nel primo tentativo (riuscito) di radiotrasmissione. La notizia non solo ha mandato su tutte le furie Marilena Fabbri, sindaco Pd di Sasso Marconi, il paese in provincia di Bologna dove lo scienziato visse e che negli anni Trenta cambiò nome (in origine era Praduro e Sasso) in onore del suo illustre concittadino, ma rischia di scatenare un incidente diplomatico tra Italia e Svizzera. Dopo un inutile carteggio tra Sasso Marconi e Ginevra, sede dell’ agenzia Onu, nel tentativo di bloccare la cerimonia, con la Uit che ha rispedito piccata al mittente ogni obiezione, il sindaco Fabbri ha chiesto l’ interessamento «per ora in via informale» del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta («Ha risposto promettendo il suo impegno») e chiede al governo un gesto forte: «Che il nostro ambasciatore diserti l’ appuntamento di Salvan!». In gioco non c’ è solo il prestigio del comune bolognese (e della nazione), ma anche un po’ di quattrini. Nel 2009 verrà celebrato il centenario della consegna del premio Nobel per la Fisica a Guglielmo Marconi e Salvan, grazie al patentino di «Patrimonio Mondiale delle Telecomunicazioni», entrerà nel circuito degli eventi che attireranno turisti da tutto il mondo. Una beffa per Sasso Marconi. «Lo scienziato viaggiò parecchio ma non risulta che sia mai stato in Svizzera», dice il sindaco Fabbri. «Inoltre, nel 1895 era coscritto alla leva, non poteva lasciare l’ Italia, tant’ è che il suo primo passaporto è del 1896. Se quelli di Salvan hanno ragione, e ne dubito, significa che Guglielmo Marconi espatriò come un clandestino». Il primo cittadino sospetta una congiura internazionale: «Di esperimenti in giro per il mondo ne ha fatti tanti, ma nessuna località ha ricevuto il titolo di “Patrimonio”. Sarà un caso ma Salvan è in Svizzera e l’ agenzia ha sede a Ginevra». A dire il vero, non è che Sasso Marconi sia esente da colpe nell’ onorare la memoria del suo genio. Villa Grifone, la casa paterna di Marconi, monumento nazionale («l’ unico della provincia di Bologna»), oggi mausoleo, è visitabile solo su prenotazione in quanto vi lavora un solo custode (5.000 gli ingressi annui, la metà sono studenti). Inoltre, manca un parcheggio per i pullman e non ci sono servizi igienici. Recentemente il sindaco Fabbri voleva far mettere sul tratto autostradale della A1, tra Sasso Marconi e Roncobilaccio, il più citato da Isoradio per le code, un cartello turistico per avvisare i viaggiatori che lì, a pochi chilometri, c’ è il mausoleo. «Società Autostrade ha chiesto un canone annuo di 20 mila euro per l’ insegna, abbiamo soprasseduto». Mentre a Sasso si attende l’ intervento del governo per evitare il clamoroso «scippo», il paese incassa la solidarietà di Elettra Marconi, figlia di Guglielmo: «A Salvan io non ci sarò». Un’ assenza che non basterà a fermare gli svizzeri. (Corriere della Sera)

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