lunedì 6 Luglio 2020
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Onde medie, la fine del monopolio Rai arriva troppo tardi?

Siamo davvero a un passo (legislativo) dalla fine del monopolio – de facto se non ex lege – delle onde medie italiano appannaggio esclusivo della Rai? Come forse ricorderete l’amico Giorgio Marsiglio, esperto di diritto e appassionato di radiofonia, aveva presentato in sede europea una protesta formale che si era tradotta in una procedura ufficiale di infrazione contro l’Italia, “colpevole” in questo caso di non essersi adeguata allo spirito europeo favorevole alla liberalizzazione dello spettro radio. In pratica, e scusate il linguaggio poco tecnico, le onde medie erano solo teoricamente disponibili, ma di fatto “riservate” alla Rai anche a motivo della necessità di coordinamento internazionale nell’assegnamento delle varie frequenze.
Giorni fa Marsiglio ha annunciato che il Consiglio dei Ministri aveva approvato una prima bozza di un progetto di legge “europea” destinato a risolvere una decina di procedure di infrazione, tra cui quella sulle onde medie. A proposito di quest’ultimo sul sito Politiche Europee possiamo leggere: “Il servizio di radiodiffusione sonora in Onde Medie analogico a modulazione di ampiezza (AM) è attualmente esercitato solo dalla Rai mediante gli impianti registrati all’UIT (International Telecomunication Union). Negli ultimi anni la Rai ha iniziato a ridurre la propria presenza nel settore, lasciando in tal modo potenzialmente libere risorse di frequenze che potrebbero essere utilizzate dall’Italia per essere assegnate ad altri soggetti, secondo le regole stabilite dall’UIT e dagli accordi interazionali stabiliti in tale contesto. La nuova norma interviene prevedendo la possibilità di assegnare nuove frequenze per la radiodiffusione in tale banda e disciplinandone le modalità.”
«Quanto sopra – scrive Giorgio Marsiglio – è riportato nel comunicato con il quale il “Dipartimento Politiche europee” rende noto che il 24 dicembre 2014 il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare il disegno di “legge europea 2014”. Con tale provvedimento il Governo conta di chiudere 10 procedure d’infrazione e 7 casi “EU pilot”, attualmente in corso contro l’Italia presso la Commissione europea. Ricordo – aggiunge Marsiglio – che fu proprio la mia denuncia presentata alla Commissione Europea nel 2012 (rubricata sotto il numero 3473/12/INSO della suddetta applicazione EU Pilot) ad avviare la procedura d’infrazione contro l’Italia per l’attuale situazione di monopolio nelle onde medie; procedura che ha visto il coinvolgimento anche dell’AGCOM, culminato nella “Consultazione pubblica relativa all’utilizzo, in tecnica analogica e digitale, in onde medie e corte”.
Come si ricorderà, nel pubblicare gli esiti della consultazione l’AGCOM affermò che non si poteva in alcun modo condividere quanto sostenuto nella mia denuncia alla Commissione Europea, cioè che non sussiste la necessità, dal punto di vista della quantità di spettro disponibile e dei rischi di interferenza, di limitare i relativi diritti d’uso ricorrendo a procedure per selezionare i soggetti destinatari di assegnazione. Il Governo ha accolto tale impostazione riduttiva della libertà di comunicazione; ad ogni modo il percorso per giungere ad una pur timida rottura del monopolio RAI in onde medie non è ancora terminato, dovendo ora attendere il parere della Conferenza Stato-Regioni, la successiva approvazione in via definitiva del disegno di legge da parte del Consiglio dei Ministri e, infine, l’approvazione della legge eurpoea 2014 da Camera e Senato. Mettiamo già in preventivo un altro anno di attesa.»
Se dovessi esprimere un parere, questo tenderebbe a non essere altrettanto ottimista. È sicuramente possibile che l’iter di questa normativa vada in porto, anche se non credo che basteranno dodici mesi. Ma il punto è tutto quello che dovrebbe seguire dopo, i regolamenti di attuazione, le procedure delineate da Agcom, le regole di assegnazione delle eventuali licenze… Francamente non credo che alla fine di tutto questo percorso, diciamo nel 2017, in Italia ci possa un qualsivoglia interesse nei confronti della trasmissione in modulazione di ampiezza, commerciale o comunitaria che fosse.
Tutta questa discussione avviene con qualche decennio di ritardo rispetto al pesante deficit che l’Italia ha accumulato sul piano della capacità di regolamentare l’uso dello spettro frequenziale broadcast. Non siamo mai riusciti ad adottare un criterio minimo per un uso realmente condiviso e equo delle risorse per la modulazione di ampiezza.
L’eventuale adozione di norme per la regolamentazione delle onde medie non basterà a colmare questo divario e con tutta probabilità di dimostrerà inutile: se devo valutare dall’esperienza delle emittenti a bassa potenza in AM emerse in questi tre o quattro anni, e in particolare dalla loro inconsistenza sul piano editoriale, l’eventuale futura offerta di licenze per operatori sulle onde medie cadrà tristemente nel vuoto, a parte qualche onorevole eccezione. Se volete una lezione concreta su come si regolamenta lo spettro per le onde medie andate a scaricare le mappe elaborate dall’autore del blog Radio-Timetraveller (cliccare in alto a destra per le due cartelle dei file “US-CA Daytime/Nighttime Pattern Reference”). Utilizzando i dati tecnici messi a disposizione dalla FCC e dal regolatore canadese, Bill ha messo a punto, per tutte le frequenze tra 540 e 1700 kHz, dei mash-up che visualizzano, per ciascun canale, i “pattern” di irradiazione delle emittenti in onde medie nordamericane. Gli impianti di queste emittenti devono rispondere a criteri molto stringenti per evitare di interferirsi a vicenda, sia in orario diurno, sia soprattutto durante le ore notturne, quando l’onda di cielo (skywave) tipica delle onde medie, permette ai loro segnali di viaggiare ben oltre l’orizzonte ottico. (Radiopassioni)

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