Considerata un’opera di altissimo ingegno, sorge sulla collina Sant’Anna, è alta 286 metri, poggia su una sfera di ceramica e sembra una matita con la punta in basso. La Soprintendenza in una nota ha sottolineato che non esistono vincoli, né paesaggistici né culturali, e perciò domani, così come comunicato da Rai Way, inizierà lo smantellamento.

Le associazioni ambientaliste Italia Nostra, Wwf Sicilia, Legambiente e il comitato Parco antenna Sant’Anna hanno diffidato la soprintendente Daniela Vullo a revocare entro 48 ore i pareri emessi e, qualora ciò non dovesse avvenire, adiranno le vie legali. “E’ un’antenna che non trasmette più – spiega il presidente di Legambiente di Caltanissetta, Ivo Cigna – e quindi non inquina, ha un alto valore storico culturale e sta su una collina di straordinaria bellezza. Da tempo proponiamo, tra le altre ipotesi, quella di costruire un museo delle telecomunicazioni. In questo momento esistono due cordate di imprenditori interessate a questo sito. E’ stata avanzata anche un’altra ipotesi: poiché il Mediterraneo sta diventando luogo di eventi meteorologici estremi, gli enti di ricerca sarebbero interessati a utilizzare la cima dell’antenna per fare un luogo di ricerca e studio. Sarebbe l’unico presente nel Mediterraneo”.

“Totalmente contrario allo smantellamento” è anche Enzo D’Antona, giornalista nisseno, ex caporedattore centrale di Repubblica, direttore de La Città di Salerno e de Il Piccolo di Trieste, autore del libro “Gli spaesati”, che definisce l’antenna di proprietà di Ray Way un “grosso elemento identitario della città”.

“Nessun nisseno sarà favorevole allo smantellamento – dice D’Antona – per noi è un simbolo. E’ talmente alta che anche se ti trovi nei pressi della valle del Salso o in autostrada la noti, e a ogni nisseno che tornava da fuori si apriva il cuore nel rivederla. Ti annunciava l’arrivo nella tua città. Negli anni ci sono stati tanti progetti e proposte. Poiché ha dei tiranti, c’era anche stata la proposta di fare un albero di Natale visibile da tutta la Sicilia, però vedo un difetto di volontà da parte delle istituzioni, anche da parte della Regione. Questi sono simboli identitari”.

“Perché non considerarla bene culturale di archeologia industriale? Di per sé è un monumento di questo tipo – prosegue D’Antona – Purtroppo quello che si sta verificando è successo per tante costruzioni di tipo industriale. Già a Caltanissetta è accaduto per la sede storica della Fiat in viale della Regione: bellissima, un esempio rarissimo di archeologia industriale, eppure fu abbattuta. Se vogliono smantellare l’antenna, facciano un referendum e chiedano ai cittadini. La lascerei così com’è perché di per sé è un simbolo, un bene da conservare”. (Palermo Repubblica)