giovedì 18 Agosto 2022
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A proposito degli alternatori….

A proposito degli alternatori e delle loro infinite problematicità relative al loro funzionamento ed alla stabilità in frequenza, dobbiamo anche aggiungere che, essendo impossibile interromperne l’emissione di RF, risultava assai problematico l’aspetto dell’interruzione dell’onda portante durante la ricezione, che altrimenti sarebbe stata impossibile. Siccome l’alternatore è un generatore a RF che utilizza un circuito accordato sull’uscita, si pensò di cortocircuitare alcune spire della bobina di antenna tramite un relè opportunamente collegato al tasto affinché, a tasto alzato, l’alternatore trasmettesse su altra frequenza, distante da quella del traffico che stava svolgendo. Lo spostamento doveva essere notevole perché, data la scarsissima o quasi nulla selettività dei ricevitori dell’epoca, il pericolo di interferenza era assai concreto ed inevitabile. Il sistema aveva dei problemi dati dall’instabilità dell’onda emessa poiché l’alternatore cambiava numero di giri a causa del diverso accordo di uscita, il continuo scintillio del gigantesco relè dava spesso luogo a contatti instabili e si andava spesso incontro alla bruciatura della bobina di antenna, sollecitata da sovratensioni non trascurabili. Questo sistema di emissione, assai costoso e critico, ebbe buona diffusione ma l’avvento delle valvole termoioniche mise fine a tutti questi sistemi (stazioni a scintilla, alternatori ed arco Poulsen). Già nel 1924, nel suo libro “LA RADIO PER TUTTI”, l’Ing. Ernesto Montù, pioniere della radio italiana, definisce questo sistema “in disuso ed antiquato” anche se ne cita il funzionamento in modo approfondito. Nonostante questo, le stazioni ad alternatore resistettero ancora un paio di anni, come d’altronde quelle a scintilla e ad arco Poulsen, poiché utilizzate dai militari, dalla Marina ed anche dall’aviazione che aveva a bordo dei suoi aerei delle piccole stazioni per lo più a scintilla strappata ma già nel 1925, grazie all’italiana SITI, l’aviazione poté utilizzare apparecchi a triodo anche sugli aerei e questo mise progressivamente e rapidamente fine all’era dei trasmettitori elettromeccanici che sparirono in pochissimo tempo.

Paolo Pierelli

 

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