giovedì 18 Agosto 2022
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Guglielmo Marconi e il Codice Morse

Come è noto, gli esperimenti di Guglielmo Marconi erano finalizzati ad individuare il miglior modo per inviare chiari messaggi tramite segnali radio; l’esistenza del Codice Morse (da tempo in uso per la telegrafia via cavo) facilitava di certo il compito di inviare messaggi via radio a mezzo di una serie di punti, linee e relativi intervalli.

 

Chi non ricorda l’invio dei famosi “Tre punti”, la famosa S del Codice Morse; tre punti che il giorno 12 dicembre del 1901 furono inviati per la prima volta con un trasmettitore a scintilla da Poldhu in Cornovaglia e che riuscirono a superare la grande distanza oltre Km. 3.000 di Oceano Atlantico fino a raggiungere la Stazione di Ascolto posta in quel di St. Johns in Terranova. In un lampo i tre punti furono debolmente uditi nella cuffia dell’Operatore; fantastico era avvenuta la prima storica trasmissione transoceanica via radio; si era aperta una mirabile opportunità per il mondo intero! Fatta questa doverosa introduzione collegata al genio di Marroni, veniamo all’approfondimento sull’evoluzione delle trasmissioni di messaggi codificati e più precisamente al cosiddetto “Codice Telegrafico Internazionale”. Va osservato che il codice ideato da Samuel Morse e perfezionato dal suo assistente Alfred Vail, subito impiegato sulle linee telegrafiche degli Stati Uniti, differiva e non di poco dal Codice Internazionale poi adottato per trasmettere i segnali radio a far data dal lontano 1912.

I telegrafi della Germania adottarono nel 1852 un Codice derivato da Samuel Morse, nel quale però vi era un più abbondante impiego della combinazioni Punto/Linea, eliminando il cosiddetto “Spazio Significativo” che a loro dire era una possibile causa di ambiguità! Perciò ad esempio la lettera O del Morse è composta da due punti spaziati, mentre la I è data da due punti attaccati, ma due punti spaziati possono essere interpretati come “EE”, perciò i prussiani per precisione cambiarono la O in tre linee. Poi per quanto riguarda le lettere, il codice prussiano che aveva modificato 11 su 24 segni, fu adottato integralmente dal Codice Internazionale, invece i numeri rimasero tali e quali a quelli del Codice Morse, del tutto diversi da quelli oggi comunemente in uso Nel 1859 una Convenzione prendeva la decisione di adottare per il Codice Europeo le lettere del Codice prussiano, mentre per i numeri da 1 a 5 prendeva in uso quelli dell’americano Bain, che era un codice che venne adottato in alcune linee telegrafiche private USA a far data dal 1846 in poi. Per i numeri da 6 a 9, più lo Zero, Il Codice Europeo “rivoltava” le prime cinque cifre, quindi il 6 diventava una linea e quattro punti e così via. Il codice del 59 divenne quindi nel 1912 il “Codice Internazionale”. Infine è da notare un particolare curioso, siccome i numeri del Codice Bain sono stati a loro volta presi da un altro Codice, quello di Davy del 1839, i nostri primi 5 numeri hanno una origine molto più antica delle lettere. Ecco, fatta in breve la complicata storia dei Codici, davvero un po’ intricata, ma come disse un nostro grande e saggio Scrittore : Così è se vi pare!

Ricerca Storica, testo e foto di Lucio Bellè

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